di Riccardo Noury - 6 febbraio 2013
http://www.cadoinpiedi.it/
Boemo, ora non voltarti indietro con rimpianto. Guarda avanti: ci saranno altri ragazzi da educare, altri pubblici da divertire, altra bellezza da disegnare coi tuoi ostinati triangoli, altre emozioni da regalare
Se Jean Claude Izzo fosse ancora con noi, se avesse conosciuto Zdenek Zeman e se avesse trascorso l'ultima settimana a Roma, avrebbe dedicato al Boemo il titolo del primo capitolo di "Casino totale".
Dal canto suo, molto più avaro di parole rispetto allo scrittore marsigliese, sabato 2 febbraio Zdenek Zeman ha detto solo questo: "Mi dispiace per i tifosi della Roma, ho cercato di dare tutto".
Molti di quei tifosi, a parlarci, non ricordano neanche un'azione del campionato dello scudetto vinto con Capello in panchina. Ma ricordano tante azioni di quando, alla fine degli anni Novanta, Zeman allenava la Roma. Se parli con quelli della Lazio, allenata nella metà di quegli anni, è uguale. Ti ricordi quella partita in cui.... E quella quando...
Partite che finivano 8 a 2, 6 a 0, 7 a 1, 4 a 4, ma anche 3 a 4 o 4 a 5. Perché Zeman accetta di perdere dopo aver cercato in tutti i modi di vincere, piuttosto che vincere dopo aver cercato in tutti i modi di non perdere. Non si vince mai quando si ha paura, dice, ma si prova a vincere quando si ha desiderio di vincere...
Il gruppo Facebook intitolato quest'estate "Datece Zeman", che insieme all'altro "Io sto con Zeman" raccoglie 30.000 seguaci, ora si chiama "Ridatece Zeman". Un obiettivo irrealizzabile. Non ci sarà un altro ritorno (se non, chissà, il prossimo anno a Pescara...)
Nel suo romanticismo, Zeman aveva già fatto un ritorno, due anni fa a Foggia. Aveva fatto esplodere giovani allora sconosciuti, come Insigne e Sau. Migliore attacco, peggiore difesa, come quasi sempre. In uno straordinario campionato a Lecce, nel 2004-5, successe che una squadra di serie A si salvò dalla retrocessione con la peggiore difesa. Un motivo c'era: era la squadra che, dopo la Juventus campione d'Italia, aveva segnato di più, grazie anche a un certo Mirko Vucinic...
Poi, la scorsa estate, dopo una pazzesca promozione in serie A col Pescara, un secondo richiamo del cuore. Una dirigenza impopolare aveva fatto l'unica scelta possibile per riconquistare i cuori della tifoseria: riportare Zeman a Roma. E lui aveva detto sì in modo antistrategico, d'impulso. Tornare alla sua squadra preferita, ai suoi tifosi preferiti. Ritrovare il suo giocatore preferito, Francesco Totti, non calcolando che ne avrebbe trovati altri ostili, indolenti, presuntuosi.
Boemo, ora non voltarti indietro con rimpianto. Accenditi una sigaretta e guarda avanti. Ci saranno altri ragazzi da educare, altri pubblici da divertire, altra bellezza da disegnare coi tuoi ostinati triangoli, altre emozioni da regalare.
Perché, come hai detto nei giorni scorsi, "per smettere di allenare mi dovranno ammazzare". A noi, ci dovranno ammazzare per smettere di volerti bene. Mi accendo una sigaretta e ti penso con riconoscenza
Boemo, ora non voltarti indietro con rimpianto. Guarda avanti: ci saranno altri ragazzi da educare, altri pubblici da divertire, altra bellezza da disegnare coi tuoi ostinati triangoli, altre emozioni da regalare
Se Jean Claude Izzo fosse ancora con noi, se avesse conosciuto Zdenek Zeman e se avesse trascorso l'ultima settimana a Roma, avrebbe dedicato al Boemo il titolo del primo capitolo di "Casino totale".
Dal canto suo, molto più avaro di parole rispetto allo scrittore marsigliese, sabato 2 febbraio Zdenek Zeman ha detto solo questo: "Mi dispiace per i tifosi della Roma, ho cercato di dare tutto".
Molti di quei tifosi, a parlarci, non ricordano neanche un'azione del campionato dello scudetto vinto con Capello in panchina. Ma ricordano tante azioni di quando, alla fine degli anni Novanta, Zeman allenava la Roma. Se parli con quelli della Lazio, allenata nella metà di quegli anni, è uguale. Ti ricordi quella partita in cui.... E quella quando...
Partite che finivano 8 a 2, 6 a 0, 7 a 1, 4 a 4, ma anche 3 a 4 o 4 a 5. Perché Zeman accetta di perdere dopo aver cercato in tutti i modi di vincere, piuttosto che vincere dopo aver cercato in tutti i modi di non perdere. Non si vince mai quando si ha paura, dice, ma si prova a vincere quando si ha desiderio di vincere...
Il gruppo Facebook intitolato quest'estate "Datece Zeman", che insieme all'altro "Io sto con Zeman" raccoglie 30.000 seguaci, ora si chiama "Ridatece Zeman". Un obiettivo irrealizzabile. Non ci sarà un altro ritorno (se non, chissà, il prossimo anno a Pescara...)
Nel suo romanticismo, Zeman aveva già fatto un ritorno, due anni fa a Foggia. Aveva fatto esplodere giovani allora sconosciuti, come Insigne e Sau. Migliore attacco, peggiore difesa, come quasi sempre. In uno straordinario campionato a Lecce, nel 2004-5, successe che una squadra di serie A si salvò dalla retrocessione con la peggiore difesa. Un motivo c'era: era la squadra che, dopo la Juventus campione d'Italia, aveva segnato di più, grazie anche a un certo Mirko Vucinic...
Poi, la scorsa estate, dopo una pazzesca promozione in serie A col Pescara, un secondo richiamo del cuore. Una dirigenza impopolare aveva fatto l'unica scelta possibile per riconquistare i cuori della tifoseria: riportare Zeman a Roma. E lui aveva detto sì in modo antistrategico, d'impulso. Tornare alla sua squadra preferita, ai suoi tifosi preferiti. Ritrovare il suo giocatore preferito, Francesco Totti, non calcolando che ne avrebbe trovati altri ostili, indolenti, presuntuosi.
Boemo, ora non voltarti indietro con rimpianto. Accenditi una sigaretta e guarda avanti. Ci saranno altri ragazzi da educare, altri pubblici da divertire, altra bellezza da disegnare coi tuoi ostinati triangoli, altre emozioni da regalare.
Perché, come hai detto nei giorni scorsi, "per smettere di allenare mi dovranno ammazzare". A noi, ci dovranno ammazzare per smettere di volerti bene. Mi accendo una sigaretta e ti penso con riconoscenza

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