Visualizzazioni totali

sabato 20 aprile 2013

Zeman è un sentimento


17.04.2013 Dal Forum
Zeman è un sentimento
di Bohemian Rhapsody 
fonte :www.supremoboemo.it
Prendo in prestito la frase del grande “Frengo e stop” (un Antonio Albanese in forma spettacolare) come incipit di questa riflessione “Zemanologica”.
L'uomo di Praga, si sa, è un catalizzatore di passioni assolute: o si ama o si odia... o si parla con persone che lo ammirano talmente tanto da seguirlo e sostenerlo a prescindere dalla squadra che allena, o ci si imbatte in chi lo critica ferocemente, sempre a prescindere dalla squadra che allena, perché si sente agli antipodi della sua concezione calcistica e ritiene che la regola base del calcio sia “primo non prenderle”
 Ma la categoria che da sempre mi affascina maggiormente è quella dei detrattori assoluti, coloro che lo criticano ferocemente e aprioristicamente semplicemente perché (parafrasando) “Zeman è Zeman”.
Da romanista-zemaniano ho, purtroppo, vissuto in questa sua seconda avventura romanista il fuoco di file continuo delle critiche dei suoi detrattori, lo scherno e l'astio di chi proprio non sopporta il boemo e che gioisce per ogni suo rovescio.
Ovviamente le critiche rivolte al mister sono molteplici (alcune sensate, altre oggettivamente prevenute) e criticarlo non è certo un reato... ma resto sempre perplesso davanti alle argomentazioni usate per denigrare il suo operato; le più ricorrenti possono essere riassunte in 3 punti:
1. è vecchio
2. è un fallito
3. non ha mai vinto nulla
I gusti sono gusti, è vero, ed è altrettanto vero che la libertà di opinione è sacrosanta; ma la cosa francamente inaccettabile è il capovolgimento della realtà che queste affermazioni sottendono...
Fallito? Come è possibile dare del fallito ad un uomo che ha insegnato calcio a tanti giovani, che ha fatto diventare calciatori di livello degli onesti figuranti come Rambaudi e Baiano, che ha lanciato decine di ragazzi nei quali non credeva nessuno, che è considerato un simbolo di spettacolo da grandi del calcio come Josep “pep” Guardiola o Arrigo Sacchi, che ha portato alle soglie dell'Europa il Foggia di Casillo messo su con una manciata di sconosciuti, che ha preso una squadretta come il Pescara che davano in lotta per la salvezza e l'ha portata alla vittoria-monstre della serie B?
Vecchio? E' talmente vecchio che ha saputo come rigenerare un ragazzino di 36 anni, di nome Francesco Totti, che l'anno scorso ansimava dopo 15 minuti e che adesso corre per 95, che ha schierato titolare al centro della difesa uno sconosciuto brasiliano di 18 anni che non aveva mai giocato titolare in patria, che ha mandato a ripescare un ragazzo lasciato a Crotone per insipienza dei dirigenti facendone uno dei crack della stagione, che ha portato Erik Lamela a segnare nella prima parte della stagione (quella sotto la sua guida) tanti gol quanti non ne aveva mai fatti in carriera, e che ha lanciato e valorizzato ragazzi che vagavano senza metà tra primavera e cadetteria... Insigne, Immobile, Verratti, Sau, Romagnoli, Florenzi...
Non ha mai vinto nulla? Un uomo che ha saputo subire con dignità gli attacchi dei potenti del calcio per aver detto la verità, che ha sempre accettato di rimettersi in discussione magari partendo dalla lega pro con una squadra fatta con gli avanzi di altre società, che ha comunque trovato sempre la forza per credere nei giovani e nel gioco in un paese in cui contano solo il risultato e i cosiddetti top player...
Come è possibile dire che quest'uomo non ha vinto nulla?
Ma soprattutto c'è una domanda che non trova mai risposta: perché se è vecchio, inadeguato e fallito e il suo gioco è superato per questi tempi moderni, in più di venti anni non si è trovato NESSUN modo di batterlo giocando a viso aperto?
Il nuovo che avanza, nel quale sono tutti fenomeni, tutti moderni e pieni di idee nuovissime, contro un uomo superato... ma l'unica strategia che sono riusciti a trovare consiste nel mettere tutti dietro e fare i lanci lunghi sulle punte, perché nel momento in cui se la giocano (onore a Allegri e Montella che ci hanno provato) vengono presi a pallonate!
Ma allora,mi chiedo, ma 'sti scienziati che lo hanno denigrato... ma di che cosa hanno parlato per tutto questo tempo?
Vecchio, fallito e senza vittorie? Sarà pure, ma io tra i vincitori “costi quel che costi”, gli esteti del “primo non prenderle” e i teorici del “i calciatori non vanno stressati” ero, sono e sarò sempre dalla parte di chi «dopa» i suoi ragazzi con gradoni, ripetute e corse nei boschi.... dalla parte di chi vuole vincere ma seguendo le regole.... e che considera inaccettabile una sconfitta solo se subita senza lottare, perché “il risultato è casuale, la prestazione no”....
Per me le vostre vittorie non saranno mai belle come le nostre sconfitte.... quindi tenetevi la vostra modernità, i vostri scienziati e le vostre vittorie... a me RIDATEME ER BOEMO!

venerdì 19 aprile 2013

PENSIERI ZEMANIANI DI UN ZEMANIANO APPASSIONATO

Da Alessandro Carènzan riceviamo e pubblichiamo con immenso piacere,grazie Alessandro!
Foggia e poi Pescara, una città intera che sogna con i suoi ragazzi, una città intera riscattata dalle brutture del tempo e dalla tristezza della realtà da un uomo che ha speso una vita e una carriera intera a remare contro corrente, testardamente legato ad una idea di calcio che è prima di tutto filosofia di vita, una utopia perseguita pertinacemente e pervicacemente quasi al limite dell'estremismo e dell'autolesionismo.
Il suo motto, 'il risultato è casuale, la prestazione mai', rivela l'universo zemaniano, in queste parole è spiegato tutto lo Zeman - pensiero, l'idea che l'unico mezzo per raggiungere i propri obiettivi è la totale abnegazione, è la cultura del lavoro quotidiano, è il sacrificio individuale al servizio del collettivo, è la convinzione, è la passione e il suo furore intimo e sincero.
Ricordo ora con occhi più maturi i miei anni di ragazzino patito di pallone con la prima infatuazione per i colori rossoneri, quelli milanisti e quelli del suo Foggia che faceva stropicciare gli occhi a tutti gli appassionati tanto che quella squadra fu ribattezzata Zemanlandia. Da quel momento sono passati anni, mesi, settimane, giorni, istanti ed attimi vissuti in altalena e in sospensione, con un tempo che ha scandito un'alternanza di momenti gioiosi e tanti altri di rabbia e voglia di rivalsa, tra successi e 'fallimenti', tra feroci polemiche contro i poteri forti del pallone e dichiarazioni sul doping che hanno fatto tremare l'intero sistema – calcio nostrano, esternazioni col dito puntato i accuse e denunce sempre circostanziate, motivate, provate e riscontrate che gli sono costate un esilio sportivo durato anni, molti, troppi.
Lui, Zdenek Zeman, che definisce il derby di Roma una partita come tutte le altre, lui che parla della crescita muscolare di Vialli e Del Piero come di un fatto strano, inusuale e innaturale, lui e le sue battaglie al contro il palazzo che a distanza di anni si riveleranno profetiche.
Tutto è cambiato da venti anni a questa parte, ogni cosa è mutata tranne lui, sempre ostaggio di una onestà intellettuale che gli impedisce di uniformarsi e conformarsi alla massa, di appiattirsi all'andazzo impunito e impudente del logoro e corrotto mondo pallonaro, magari solo per accaparrarsi un ingaggio più munifico, lui che mette da parte la sua carriera a grandi livelli e sposa il progetto di una società di serie B con l'entusiasmo di un esordiente.
Il Pescara vincerà il campionato cadetto 2011/2013, e lo farà in modo scintillante e sfavillante, questa squadra partita senza pretese di classifica arriverà in serie A contro ogni pronostico, e Zeman disse, a un certo punto, che per riuscirci bisognava vincere sempre e questo è difficile.
Difficile, ma non impossibile per chi della realtà si è spesso preso gioco, non per i Don Chisciotte come lui, per i quali l'utopia è un sogno che bastano cuore e polmoni, fiato lungo e un respiro di speranza e di desiderio, e la chimera una stella che brillerà nel buio siderale e non svelerà mai l'essenza del suo mistero.
E trionfo fu !!!
Zeman è ancora lui, è sempre lui, è quel qualcosa di altro e di diverso che sfugge alla monotona catena di montaggio del nostro calcio: più i suoi ragazzi corrono e più lui gioca a carte, più si segnano gol nelle sue partite e più lui mormora. Zeman migliora anche te, e rende migliore anche anche l'avversario. Nel calcio normale, vince uno, nel calcio di Zeman, vincono tutti. Vince insieme agli altri. Non più 'lui', 'io', 'loro', ma NOI, tutti insieme!
Il tifoso avversario, se perde da Zeman, non manda gli occhi fuori dalle orbite, ma applaude ammirato. Il suo pallone ricalca lo spirito sportivo delle partite femminili di calcio: proteste verso l'arbitro e isterie varie ridotte all'osso, il fiato è meglio conservarlo per correre, per inserirsi in un fraseggio, per esultare dopo i gol, per correre sotto gli spalti dopo la vittoria, per liberare la propria gioia in un urlo che sa di orgoglio e soddisfazione dopo la conquista!
Certo, li vediamo e sentiamo ancora i profeti del 'ma cos'ha vinto?', ma sappiano che la loro sentenza, 'Zeman non ha vinto niente', è poverina, piccolina, vuota, inconsistente e insussistente. Arida, come il loro cuore senza romanticismo!
Zeman vince a prescindere, perché è l'unico che fa poesia nel nostro mondo, nel nostro calcio, nella nostra realtà, credendoci. In questo senso è solo al comando, una maglia rosa senza avversari, che scatta in volata e si stacca e allunga in salita.
Quella del 'non ha vinto niente' è una esibizione muscolare senz'anima, fredda e sterile, senza vita né sentimento. E come dice il suo super tifoso foggiano Frengo, alias Antonio Albanese: quello che conta è il sentimento, l'amore! :)
Quando ti accorgi che lui gioca a pallone con l'avversario e non contro l'avversario, capisci che quella è poesia, e hai già deciso che Zeman vince…SEMPRE !

domenica 14 aprile 2013

di ENZO FOLIERI:CONSIDERAZIONI IN GIALLOROSSO


“Chi non sa mentire, crede che tutti dicano il vero"


fonte : www.supremoboemo.it 14.04.2013 ZEMANlandia433

“Chi non sa mentire, crede che tutti dicano il vero"

di Enzo Follieri

La Roma S.p.A. dell'accoppiata Americani-Unicredit, è un incidente di percorso in tutti i "Sensi".

L'incidente nasce dall'ultimo scudetto con i 400 miliardi spesi per ottenerlo, che ha depauperato le casse societarie al punto da coinvolgere obtorto collo l'Unicredit nella gestione della società, fino all’attuale assetto societario.



Non si sa di preciso quali affari facciano questi Americani negli States e sarebbe opportuno capirlo, però lo sapevano quelli di Unicredit che finanziavano questi affari. Quali? Non é dato sapere. Anche la Consob che all'epoca chiese spiegazioni é stata tranquillizzata. Potenza del Dio danaro.

Sta di fatto che l'Unicredit aveva bisogno di liberarsi del 60% delle quote ed ha presentato il conto a questi sconosciuti statunitensi di origini Italiana, i quali hanno subito accettato in cambio di un grosso finanziamento per un affare intorno all'area di New York. Di Benedetto, Pallotta, Zanzi, una società Americana con solo nomi italiani non è sempre foriero di belli affari. Insomma per intenderci gli Americani sono dei semplici prestanome con i soldi propri, misteri della finanzia mondiale, mentre a comandare pare non ci sia nessuno. La società e la squadra navigano a vista.

L'Unicredit non sa cosa farsene dell’As Roma , le banche fanno affari ed una società di calcio non é mai un affare. Il vero affare sarebbe il nuovo stadio con annessa una speculazione epocale ancora non definita, che conterrebbe palazzine extralusso, centri commerciali, con una colata di cemento devastante in piena zona archeologica. Ma questa è materia di Palazzinari l'un contro l'altro armati e tutti contro Pallotta e l'Unicredit . Ma è anche un problema del nuovo Sindaco, delle associazioni ambientaliste e della popolazione che hanno il diritto di dire la loro. Insomma uno Stadio dei sogni, da affari da sogno, per chi ottiene l'appalto.

Chi si apprestasse ad esaminare la politica territoriale del nostro territorio, sulla base dei soli dati quantitativi, non pensando che l’Italia è la patria dei Caltagirone, dei Ligresti, dei Matarrese, dei palazzinari romani, non potrebbe che concludere di essere di fronte ad un paese di folli. L’uso del territorio appare improntato alla sistematica distruzione dello stesso ed al continuo sperpero di risorse economiche. L’Italia è il primo paese produttore e consumatore europeo di cemento (detentore del record del numero di frane per chilometro quadrato ) e il paese più costruito in assoluto. Mentre ci vogliono ancora sette ore per andare in treno da Messina ad Agrigento si spendono miliardi di euro per accorciare di mezz’ora il tragitto Milano-Roma. E si potrebbe continuare con la distruzione delle risorse turistiche e con la follia del ponte sullo stretto.

Inutile ricercare a Roma come in altre realtà un filo di razionalità che possa riportare ad interessi collettivi. Per capire il perché di queste scelte, è necessario affondare il badile nel letame del sistema di potere locale e nazionale, leggere negli interessi non solo speculativi, ma anche imprenditoriali e/o calcistici, degli “amici del cemento” e degli “amici degli amici”, indagare nei rapporti economici e politici fra questi e le élites dei poteri locali.

Il territorio è stato in sostanza, uno degli strumenti fondamentali di autofinanziamento, di potere e di consenso delle giunte comunali, di tutti i colori, che hanno governato, non solo nell’interesse di qualcuno, ma contro l’interesse di tutti.

In tutto questa storia "Il progetto As Roma" é un bidone, dietro al quale ci sono altri interessi e dentro al quale prima ci è finito Luis Enrique e poi Zdenek Zeman.

Baldini è un dirigente navigato, sa che non c'é nessun progetto, che c'è una rosa da smaltire, Borriello , Pizarro ed un monte ingaggi da abbassare dai 20 ai 30 milioni. La vera politica è il contenimento dei costi, da mascherare con un fantomatico progetto. Ma Montella e Villas-Boas non cascano nel tranello, quando capiscono che la Roma deve vendere Pizarro e Borriello ed affidarsi ad un paio di jolly da pescare in sud America dal sodale di Baldini, al secolo Sabatini, intuiscono la politica del contenimento dei costi e degli ingaggi, ringraziano educatamente, declinano e tolgono il disturbo. Loro non sono abituati a rischiare con i giovani, senza una società alle spalle.

Caduti i due principali candidati, al buon Baldini non resta che bidonare Zeman, sfruttando il consenso della piazza ed intanto porta a casa 25 mila abbonamenti. Il progetto-giovani non esiste, la Roma non ha una difesa e Sau, Verratti, Capuano, giocatori che potrebbero fare al caso di Zeman, non vengono acquistati. Sabatini in conferenza stampa informa che i giocatori li sceglie lui, pur tenendo in considerazioni le caratteristiche che il Mister chiede. Intanto la Roma in maniera scellerata perde Florenzi col Crotone, che solo l'insistenza di Zeman e l'esborso di 1,5 milioni riportano il giocatore nella capitale. Un patrimonio che la Roma senza Zeman avrebbe perso. Zeman per la difesa chiedeva Ogbonna, gli hanno preso Castan e Marquinhos, che nessun altro allenatore avrebbe voluto. Sul terzino destro si é puntato al risparmio, per non parlare di un portiere e del problema De Rossi.

De Rossi da alcuni anni é il problema della Roma, problema che il buon Spalletti ribadisce dalla Russia, ma il coraggio non c'é, De Rossi dopo i primi timidi tentativi della società di piazzarlo all'estero, indice una conferenza stampa, esprimendosi come se nello spogliatoio il padrone fosse lui, e dall'alto degli oltre 10 milioni di ingaggio lordi annuali informa che non intende lasciare la capitale.

Il resto é cronaca, il Maestro compie il miracolo lanciando il diciottenne Marcos, ma deve faticare non poco per portare Piris a buoni livelli, subendo sconfitte per gli errori individuali ora di Stekelenburg ora di Burdisso, con un malcontento gestito da De Rossi che sale sempre piú ogni giorno che passa, con un Osvaldo che, seppur rimesso a nuovo, salta sempre gli allenamenti piú pesanti del martedi. Manca un regolamento comportamentale, il Maestro é finito nella trappola del duo Totò e Peppino.

Baldini ha tirato il bidone ad un uomo già pesantemente colpito dal sistema, illudendolo per poi lasciarlo solo alla mercé di tutti. Solo nella Roma, in questa Rometta, i giocatori sputano più volte davanti all’allenatore e gli bestemmiano la Madre. Nella Juve un atteggiamento simile sarebbe stato punito, corporalmente. Zeman di fronte a tanto disordine mentale e di costumi ha chiesto solo delle regole, in una società allo sbando da anni. Lo hanno cacciato senza spiegazioni con un sms, in pieno stile Moggiano, lasciando agli ammutinati il comando della nave.

Il Maestro credeva di essere al centro di un progetto, invece era al centro di un bidone, di un tranello; è finito suo malgrado in una delle più classiche storie Kafkiane, "Chi non sa mentire, crede che tutti dicano il vero" (Kafka).

Zeman non ha mentito quando per amore della Roma ha lasciato una piazza come Pescara e non pensava che Baldini e la Roma gli mentissero attirandolo in un trappolone. Pensava che Baldini gli dicesse il vero.

Se fosse stato un progetto serio la Roma non avrebbe chiesto timidamente Verratti, ma lo avrebbe acquistato, così come Sau, chiesto timidamente solo l'ultimo giorno di mercato. Avrebbero dato via De Rossi in estate anche con pochi soldi risparmiando non poco; avrebbero consegnato al Mister un terzino destro di livello ed un portiere di livello. Non avrebbero permesso a nessun giocatore di lamentarsi se non utilizzati. Le rose di oltre 22 giocatori non consentono l'impiego di tutti, in quanto tutti sanno che si gioca in undici e con i cambi in quattordici. Tutti, tranne i giocatori della Roma, i giornalisti della capitale e gli "asini che ragliano " per dirla alla Liguori. E se ci fosse stato un progetto non si sarebbe esonerato il Mister perché a gennaio ha perso due partite, mentre la Roma battendo la Fiorentina in trasferta si è qualificata alla semifinale di Coppa Italia vincendo la prima partita contro l'Inter. E non é stato difeso quando palesemente la Roma ha subìto frequenti e ripetuti errori arbitrali.

E le partite contro Milan e Fiorentina in campionato, contro l'Inter a Milano e i soli 3 punti di distacco dalla seconda a Natale, rappresentavano un capitale sul quale dover continuare ad investire; dentro quel gioco con un attacco sfolgorante c'erano gli embrioni di un progetto che Zeman stava plasmando nonostante il bidone. Il progetto lo stava costruendo il Maestro con il lancio di Marcos e Florenzi, la trasformazione di Lamela da semplice giocatore a fuoriclasse, il ringiovanimento di Totti. Non sono mancati i risultati, é mancata la società e la disciplina, c'é stata l'invidia di vecchi senatori verso i vari Marcos, Tachtsidis, Bradley, Florenzi, Piris, Goigoichea, mentre fra il reiterato disinteresse del duo Baldini-Sabatini, lo spogliatoio diventava una polveriera. Striscioni che apparivano a comando in curva sud, una guerra totale, con le penne della capitale e di una nota tv a pagamento, armate dai soliti noti.

Se di progetto si fosse trattato, non si sarebbe interrotta la preparazione estiva, per andare negli States, così come nella pausa invernale quando era necessario un richiamo atletico in vista della ripresa del campionato. Dunque il Merchandising é più importante dell'andamento della squadra, perché le finalità non sono le vittorie ma le speculazioni edilizie.

L'AS Roma attuale é un incidente di percorso che affonda le radici nel passato e incrocia ancora il Boemo nel suo destino. Nel 1998 se il Boemo fosse rimasto in quel progetto, forse oggi ci sarebbe ancora un Presidente, una persona che abbia nel cuore le sorti della Roma e la stessa Roma non avrebbe rischiato il fallimento dopo aver prosciugato le casse dei "Sensi". Perché lo spartiacque che ha portato il calcio Italiano prima a calciopoli poi a scommessopoli, ancorché non estraneo al doping, passa da quegli anni, quelli che hanno determinato l'esilio del Maestro e che hanno certificato il malaffare al potere.

E da come la stampa ha accolto la nuova avventura del Maestro con la Roma, attaccandolo anche quando vinceva, si evince che niente è cambiato, tanto da far scrivere a Liguori che molti giornalisti sono vedove di Moggi e delle cravatte di Marinella che puntualmente l'ex DS juventino regalava loro. E che niente sia cambiato lo testimonia il fatto che Moratti accusi pubblicamente gli arbitri di malafede ed il "sistema" di pilotare le partite ed i campionati.

Zeman è stato ingannato perché non sa mentire e si é trovato kafkianamente "sempre e comunque nelle mani di forze imperscrutabili e beffarde, imprevedibili ed ingannevoli", dove "l'inganno sarebbe l'unico principio ordinatore, che l'uomo possa conoscere".

Ma passerà anche questa, non si é mai troppo vecchi per riprovarci ancora.

E Kafka forse involontariamente trovò proprio nel concetto di bellezza l'antidoto all'inganno e all'invecchiamento ed è per questo che il Maestro é ancora giovane e può riprovarci, seppur vittima dell'inganno, Lui che nel calcio esalta sempre la bellezza.

"Chiunque sia in grado di mantenere la capacità di vedere la bellezza, non diventerà mai vecchio" (Franz Kafka).

Come non diventerà mai vecchio e superato il calcio di Zdenek Zeman.

sabato 13 aprile 2013

FLORENZI: ZEMAN? UN MAESTRO!


Florenzi
Alessandro Florenzi, centrocampista prodotto del vivaio giallorosso, esploso in questa stagione proprio con la maglia della Roma, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:
Ti senti un campione in erba?
“Mi ci fanno sentire questi tifosi, mi danno affetto. Abbiamo dato dimostrazione di affetto al Capitano, speriamo possa fare tanti altri anni”.
Le emozioni della giornata?
“Una grande sensazione di felicità, vedere un campione affermato commuoversi davanti a tutta Trigoria è stato emozionante”.
Cosa rappresentano per te il ritorno alla Roma e i successi ottenuti?
“Li vivo con molta tranquillità, due anni fa ero in Primavera, ho fatto un anno a Crotone e sono stato buttato nel vortice. Con l’aiuto dei miei familiari, della mia ragazza e dei miei amici sto rimanendo con i piedi per terra, è solo l’inizio”.
E’ difficile rimanere con i piedi per terra?
“Secondo me sì, non è facilissimo. Ho 22 anni, comincio a vedere dei soldi che la gente ottiene in due-tre vite, non è facile stare con i piedi per terra. Se hai una grande famiglia dietro è più facile. Sono umile, me lo ha insegnato la mia famiglia e cerco di portarlo avanti”.
Cosa vedi nella tua vita?
“Spero una famiglia con la mia attuale ragazza, Ilenia. Spero di sposarla al più presto, non in questi anni ma è una cosa che vorrei fare”.
Perché il numero 48?
“L’anno scorso era il 24, il giorno in cui mi sono messo insieme alla mia ragazza. Qui ce l’ha Stekelenburg, allora ho preso il 48 che è il numero con cui ho esordito due anni fa contro la Sampdoria”.
Zeman?
“Al mister devo tanto, mi ha messo a mio agio e mi ha fatto fare il salto nei grandi. Purtroppo è finita così, vado avanti con Andreazzoli che mi sta dando tante opportunità e devo essergli riconoscente”.
C’è un ruolo che preferisci?
“Nel modulo che stiamo facendo ora mi trovo bene come trequartista. In un centrocampo a tre il mio ruolo è quello di intermedio”.
Un elenco delle tue qualità?
“Il mio dinamismo per primo, poi la visione tattica”.
Il gol di Lamela contro il Parma?
“Pensavo di aver fatto gol io (ride, ndr). A fine primo tempo Erik mi ha preso in giro”.
Cosa ti ha dato Andreazzoli?
“Ci ha dato un po’ più di solidità e di difensivismo che hanno portato giovamento alla squadra. Abbiamo fatto 4 vittorie, un pari e una sconfitta, è stato un buon ruolino ma dobbiamo continuare con il Palermo, non sarà facile”.
La Nazionale a 21 anni che significa?
“Che devi lavorare e migliorarti. Non è facile perché hai molta celebrità, devi sapere di andare al campo con gioia, perché è un lavoro che ti piace e per cui ti pagano profumatamente”.
Che mondo è la Nazionale?
“Molto bello. Ci sono tanti campioni da cui imparo e ho la fortuna di avere la fiducia di mister Prandelli, ma se dovrò andare in Under 21 non ci saranno problemi perché adesso è quella la mia squadra”.
Potevi finire alla Lazio?
“Mi ha convinto Bruno Conti quando venni qui a parlare con i miei genitori. Lui ha fatto tanto per me”.
Il compagno col quale hai legato di più?
“Con Daniel Osvaldo ho veramente un bel rapporto, anche con De Rossi e Totti scherziamo molto. Con tutti comunque ho un ottimo rapporto”.
Osvaldo?
“E’ stata montata un po’ la cosa. Daniel è un grandissimo professionista, lo dimostra a me tutti i giorni. Si allena a mille all’ora, poi il mister deve fare scelte e qualcuno rimane fuori. Dobbiamo convivere con queste scelte, è capitato anche a me, ma col lavoro che sta facendo si riprenderà il posto”.
Hai temuto di dover trovare una collocazione difficile?
“Non era facile trovarla, ma posso fare tanti ruoli. Dall’esterno al centrale al trequartista, mi viene facile collocarmi. E’ una prerogativa che ho, ne devo fare uso”.
Obiettivi della stagione?
“Pensiamo alle coppe. La Roma non può stare fuori dall’Europa, la Champions è un grande sogno”.
Marquinhos?
“E’ di un’altra categoria. Io lo dicevo da luglio a mio papà, si vedeva che ha qualcosa in più. Fa tutto con troppa facilità e ha solo 18 anni, è incredibile”.
Cosa impari da De Rossi?
“La posizione tattica e la visione di gioco”.
Come vorresti finire la stagione?
“Vorrei fare il quinto gol, che sarebbe tanta roba per un centrocampista, fare più presenze possibili e centrare la Coppa Italia”.
Il gol a San Siro?
“Sono tutte emozioni forti quando fai gol, il primo a San Siro è quello che ricordo con più fiducia. Ho visto Francesco che prendeva palla sull’esterno, ho visto un buco e mi sono buttato, facendo un bel gol di testa”.
Il poter correre tanto è questione di testa o di fisico?
“Viene tutto dalla testa, bisogna prima concentrarsi molto per fare queste cose”.
Crotone è stata la svolta?
“Sicuramente, la ricorderò sempre con grandissima felicità. Ho lasciato una famiglia a cui voglio bene, tornerò per stare con loro. Sono tre fratelli, a turno stanno venendo qui. E’ stata la mia prima volta fuori casa, ti fa crescere in modo inverosimile. Ricordo che era agosto, avevo la famiglia giù e tornarono a lavorare. Rimasi solo a casa e non dormii. Con i compagni l’abbiamo fatta diventare New York, la gente mi ha dato tanto, mi ha subito voluto bene”.
Ti aspettavi di arrivare alla Roma e giocare tanto?
“All’inizio no. Devo ringraziare mister Zeman, ma dico bravo anche a me stesso perché sono stato bravo a farmi trovare pronto”.
Cosa fai fuori dal campo?
“Sono un ragazzo normale, sto con la mia ragazza, mi piace andare al cinema. Non ho preferenze musicali, mi piacciono i Negramaro, Ligabue e Renato Zero. Al cinema preferisco ridere più che piangere”.
A chi dici grazie?
“Ci vuole una lista. Mamma mia… Andrea Stramaccioni e Alberto De Rossi. A Crotone mister Menichini e mister Drago, che mi hanno dato tanto. Poi la società”.
Un messaggio ai tifosi.
“Li ringrazio, ci sostengono sempre e speriamo di poterli vedere in trasferta, lo vogliamo noi e lo vogliono loro”.
L’ovazione col tuo nome ti fa venire i brividi?
“Tanti brividi, è veramente bello”.
Fonte: Roma Channel