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venerdì 19 aprile 2013

PENSIERI ZEMANIANI DI UN ZEMANIANO APPASSIONATO

Da Alessandro Carènzan riceviamo e pubblichiamo con immenso piacere,grazie Alessandro!
Foggia e poi Pescara, una città intera che sogna con i suoi ragazzi, una città intera riscattata dalle brutture del tempo e dalla tristezza della realtà da un uomo che ha speso una vita e una carriera intera a remare contro corrente, testardamente legato ad una idea di calcio che è prima di tutto filosofia di vita, una utopia perseguita pertinacemente e pervicacemente quasi al limite dell'estremismo e dell'autolesionismo.
Il suo motto, 'il risultato è casuale, la prestazione mai', rivela l'universo zemaniano, in queste parole è spiegato tutto lo Zeman - pensiero, l'idea che l'unico mezzo per raggiungere i propri obiettivi è la totale abnegazione, è la cultura del lavoro quotidiano, è il sacrificio individuale al servizio del collettivo, è la convinzione, è la passione e il suo furore intimo e sincero.
Ricordo ora con occhi più maturi i miei anni di ragazzino patito di pallone con la prima infatuazione per i colori rossoneri, quelli milanisti e quelli del suo Foggia che faceva stropicciare gli occhi a tutti gli appassionati tanto che quella squadra fu ribattezzata Zemanlandia. Da quel momento sono passati anni, mesi, settimane, giorni, istanti ed attimi vissuti in altalena e in sospensione, con un tempo che ha scandito un'alternanza di momenti gioiosi e tanti altri di rabbia e voglia di rivalsa, tra successi e 'fallimenti', tra feroci polemiche contro i poteri forti del pallone e dichiarazioni sul doping che hanno fatto tremare l'intero sistema – calcio nostrano, esternazioni col dito puntato i accuse e denunce sempre circostanziate, motivate, provate e riscontrate che gli sono costate un esilio sportivo durato anni, molti, troppi.
Lui, Zdenek Zeman, che definisce il derby di Roma una partita come tutte le altre, lui che parla della crescita muscolare di Vialli e Del Piero come di un fatto strano, inusuale e innaturale, lui e le sue battaglie al contro il palazzo che a distanza di anni si riveleranno profetiche.
Tutto è cambiato da venti anni a questa parte, ogni cosa è mutata tranne lui, sempre ostaggio di una onestà intellettuale che gli impedisce di uniformarsi e conformarsi alla massa, di appiattirsi all'andazzo impunito e impudente del logoro e corrotto mondo pallonaro, magari solo per accaparrarsi un ingaggio più munifico, lui che mette da parte la sua carriera a grandi livelli e sposa il progetto di una società di serie B con l'entusiasmo di un esordiente.
Il Pescara vincerà il campionato cadetto 2011/2013, e lo farà in modo scintillante e sfavillante, questa squadra partita senza pretese di classifica arriverà in serie A contro ogni pronostico, e Zeman disse, a un certo punto, che per riuscirci bisognava vincere sempre e questo è difficile.
Difficile, ma non impossibile per chi della realtà si è spesso preso gioco, non per i Don Chisciotte come lui, per i quali l'utopia è un sogno che bastano cuore e polmoni, fiato lungo e un respiro di speranza e di desiderio, e la chimera una stella che brillerà nel buio siderale e non svelerà mai l'essenza del suo mistero.
E trionfo fu !!!
Zeman è ancora lui, è sempre lui, è quel qualcosa di altro e di diverso che sfugge alla monotona catena di montaggio del nostro calcio: più i suoi ragazzi corrono e più lui gioca a carte, più si segnano gol nelle sue partite e più lui mormora. Zeman migliora anche te, e rende migliore anche anche l'avversario. Nel calcio normale, vince uno, nel calcio di Zeman, vincono tutti. Vince insieme agli altri. Non più 'lui', 'io', 'loro', ma NOI, tutti insieme!
Il tifoso avversario, se perde da Zeman, non manda gli occhi fuori dalle orbite, ma applaude ammirato. Il suo pallone ricalca lo spirito sportivo delle partite femminili di calcio: proteste verso l'arbitro e isterie varie ridotte all'osso, il fiato è meglio conservarlo per correre, per inserirsi in un fraseggio, per esultare dopo i gol, per correre sotto gli spalti dopo la vittoria, per liberare la propria gioia in un urlo che sa di orgoglio e soddisfazione dopo la conquista!
Certo, li vediamo e sentiamo ancora i profeti del 'ma cos'ha vinto?', ma sappiano che la loro sentenza, 'Zeman non ha vinto niente', è poverina, piccolina, vuota, inconsistente e insussistente. Arida, come il loro cuore senza romanticismo!
Zeman vince a prescindere, perché è l'unico che fa poesia nel nostro mondo, nel nostro calcio, nella nostra realtà, credendoci. In questo senso è solo al comando, una maglia rosa senza avversari, che scatta in volata e si stacca e allunga in salita.
Quella del 'non ha vinto niente' è una esibizione muscolare senz'anima, fredda e sterile, senza vita né sentimento. E come dice il suo super tifoso foggiano Frengo, alias Antonio Albanese: quello che conta è il sentimento, l'amore! :)
Quando ti accorgi che lui gioca a pallone con l'avversario e non contro l'avversario, capisci che quella è poesia, e hai già deciso che Zeman vince…SEMPRE !

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