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domenica 24 febbraio 2013

ZEMAN CABARETTISTA


Chi avrebbe mai immaginato uno Zeman cabarettista? Eppure eccolo, in una serata tutta dedicata a lui, salire sul palco accanto a Lallo Circosta e accettare di partecipare a un divertente siparietto comico. L’occasione è stata la serata «Io sto con Zeman», organizzata da Marco Pinti, che ha riunito nella storica discoteca di via del Commercio amici, ammiratori e tantissimi ragazzini del calcio giovanile che fanno la fila per farsi autografare la maglia creata per l’evento. L’uomo dallo sguardo gelido colpisce per la sua sorprendente vena ironica e quei sorrisi immortalati per sempre negli scatti dei fan.

Tra i suoi più accesi sostenitori l’ex calciatore Fabio Petruzzi, Miki ed Eleonora Cadeddu, fratelli nella vita e anche nella fiction «Un medico in famiglia», i rapper Eurofobia, il conduttore Rolando Luzi e il cantautore Maurizio Martinelli, alias MisterMorris, che su richiesta dello stesso allenatore si esibisce in una performance canora con tanto di brano inedito «Canzone per Zeman», che riesce ad emozionare perfino lo staff tecnico composto da Vincenzo Cangelosi, Roberto Ferola, Giacomo Modica. Sui maxi schermi intanto scorrono immagini e ricordi di una lunga carriera «forse il calcio è cambiato e io non l’ho capito - ha dichiarato ad un certo punto il Mister boemo - mi auguro che possa però continuare a vivere di affetti ed emozioni anche se oggi mi sento un po’ fuori campo». In alto i calici e il tributo continua.

[ilmessaggero.it]
Chi avrebbe mai immaginato uno Zeman cabarettista? Eppure eccolo, in una serata tutta dedicata a lui, salire sul palco accanto a Lallo Circosta e accettare di partecipare a un divertente siparietto comico. L’occasione è stata la serata «Io sto con Zeman», organizzata da Marco Pinti, che ha riunito nella storica discoteca di via del Commercio amici, ammiratori e tantissimi ragazzini del calcio giovanile che fanno la fila per farsi autografare la maglia creata per l’evento. L’uomo dallo sguardo gelido colpisce per la sua sorprendente vena ironica e quei sorrisi immortalati per sempre negli scatti dei fan. 

Tra i suoi più accesi sostenitori l’ex calciatore Fabio Petruzzi, Miki ed Eleonora Cadeddu, fratelli nella vita e anche nella fiction «Un medico in famiglia», i rapper Eurofobia, il conduttore Rolando Luzi e il cantautore Maurizio Martinelli, alias MisterMorris, che su richiesta dello stesso allenatore si esibisce in una performance canora con tanto di brano inedito «Canzone per Zeman», che riesce ad emozionare perfino lo staff tecnico composto da Vincenzo Cangelosi, Roberto Ferola, Giacomo Modica. Sui maxi schermi intanto scorrono immagini e ricordi di una lunga carriera «forse il calcio è cambiato e io non l’ho capito - ha dichiarato ad un certo punto il Mister boemo - mi auguro che possa però continuare a vivere di affetti ed emozioni anche se oggi mi sento un po’ fuori campo». In alto i calici e il tributo continua.

[ilmessaggero.it]

sabato 23 febbraio 2013

CONSIDERAZIONI ZEMANIANE

DA Alessandro Carènzan riceviamo e pubblichiamo con piacere immenso!

Zemaniano perché il miglior attacco come una promessa
Zemaniano perchè le sovrapposizioni come una poesia
Zemaniano perchè il 4 3 3 come il 'Paradiso Terrestre' in un prato verde
Zemaniano perché Zeman è una brava persona
Zemaniano perché troppi non erano brave persone
Zemaniano perché spesso ci si sente soli e incaponiti nella solitudione dei propri punti di vista
Zemaniano perché ho avuto un'educazione calcistica troppo difensivista
Zemaniano perchè gli ottusi anti Zemaniani
Zemaniano perchè c'erano gli ottusi Zemaniani
Zemaniano perchè godevo all'idea di calciatori tenuti a fare i gradoni
Zemaniano perché la squadra come la fa giocare lui non la fa giocare nessuno: all'attacco sempre!
Zemaniano perché godevo davanti alla colonna dei goal Zemaniano perché non guardavo la colonna dei goal subiti
Zemaniano perchè con Zeman la condizione fisica è frutto solo dell'allenamento... ... ... solo dell'allenamento ... solo dell'allenamento ... solo dell'allenamento!
Zemaniano perché lo scudetto oggi no, domani forse… ma dopodomani sicuramente...e se anche no, zemaniano sempre!
Zemaniano perché voleva attaccare dovunquo, ogni volta e sempre!
Zemaniano perché non me ne fregava un cazzo di essere attaccato!
Zemaniano perché avevo scambiato il 4 3 3 per il Vangelo secondo Zeman
Zemaniano perché c’era il grande Zdeneck Zeman
Zemaniano nonostante ci fosse il grande Zdeneck Zeman Zemaniano perché la Federcalcio peggio che da noi solo in Uganda
Zemaniano perché non se ne poteva più di decenni di personaggi viscidi e ruffiani
Zemaniano perché il gol di Turone, il rigore su Gautieri, decine di gol fantasma, il fallo laterale di Aldair, la creatina, il nandrolone, gli steroidi, gli anabolizzanti, gli arbitri chiusi negli spogliatoi eccetera, eccetera, eccetera...eccetera!
Zemaniano perché chi era contro era Zemaniano
Zemaniano perché non sopportavo più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare Campionato di calcio Italiano
Zemaniano perchè qualcuno creddeva di esserlo e forse era qualcos'altro
Zemaniano perché un calcio diverso da quello che ero costretto a seguire
Zemaniano perché necessitavo di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché ero disposto a cambiare, perché sentivo la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, solo un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare il mondo pallonaro, affarista e corrotto
Zemaniano perché con dentro questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come fosse due persone in una: da una parte la personale fatica quotidiana e dall'altra il senso di appartenenza a una razza che almeno in un contesto come il calcio voleva spiccare il volo per cambiare le cose...veramente!

Senza culti di personalità, adorazioni e idealizzazioni, in alto il vessillo zemaniano sempre!

lunedì 18 febbraio 2013


ZEMAN: "NON MI PENTO DI NIENTE, MA NON SONO RIUSCITO A FARE QUELLO CHE AVEVO IN MENTE"

ZEMAN: "Non mi pento di niente, ma non sono riuscito a fare quello che avevo in mente"
NOTIZIE AS ROMA - Presentw anche Zdenek Zeman alla cerimonia di premiazione della 'Panchina d'oro'. Il boemo, alla prima uscita pubblica dopo l'esonero dalla Roma, è arrivato al centro tecnico di Coverciano dove erano già presenti molti dei suoi colleghi, tra i quali Montella, Stramaccioni, Cosmi, Maran, Bisoli, Ballardini, Pulga, Atzori, Serena, Bergodi e Ventura. "I ringraziamenti piu' grandi per questa mia vittoria vanno alla societa' Pescara ed ai giocatori che ho allenato, che mi hanno permesso di fare il calcio come piace a me", ha dichiarato il boemo al momento di ricevere la panchina d'argento per la stagione 2011-2012.
IL BOEMO SULLA ROMA - "Non mi pento di niente di quanto fatto quest'anno. Sono arrivato a Roma perche' volevo fortemente la Roma, mi dispiace solamente di non essere riuscito a fare cio' che avevo in testa e per quello che secondo me aveva la squadra come potenzialità". Queste le parole di Zeman a margine della premiazione. "Mi fa piacere che c'e' tanta gente che ha creduto e crede ancora in me - continua il boemo - Dove ricominciare? Non ci ho ancora pensato.Totti? Aspetto di andare a festeggiare con lui il superamento dei gol di Nordhal. Gli manca poco per raggiungere questo traguardo. Ho votato Conte per la 'Panchina d'oro', penso che abbia fatto meglio di tutti l'anno scorso - ha aggiunto ancora Zeman - Ha creato una mentalita' vincente alla Juventus, giocando anche un grande calcio".

venerdì 15 febbraio 2013

L' utopia di Zeman


di Emanuele Giulianelli

Fine dei giochi. Fine del sogno.Zeman1a
Sì, perché il gioco di Zeman è un sogno: anzi, come dicono i suoi detrattori, un’utopia.
Utopia è un non luogo, o meglio è il luogo che esiste solo nell’immaginazione: così meraviglioso da non poter trovare riscontro nella realtà. Ma Zemanlandia è esistita, intendendo quel luogo fisico nella Daunia che gli umani chiamano Foggia, dove l’allenatore ceco ha portato un calcio che non si pensava fosse realizzabile. E lo ha fatto ad alti livelli. Rambaudi, Baiano, Signori: nomi che rimangono nella storia del calcio italiano, il portiere Franco Mancini, Dan Petrescu o Igor Shalimov, Stroppa, Picasso, Onofrio Barone e tanti altri, hanno mostrato all’Italia intera che un modo diverso di giocare a calcio era possibile.
Proprio la frase che ha utilizzato Sabatini mercoledì in conferenza stampa, riferendosi alla prima assoluta della difesa a tre zemaniana in quel di Firenze: esiste un altro calcio. Solo che lo ha detto per criticare il gioco del tecnico boemo, non per elogiarlo.
Il tempo è scaduto. Di nuovo l’utopia e la mancata realizzazione di un sogno che non ha più posto nel mondo reale. Sì, c’è stata la parentesi di Pescara dello scorso anno, che ha fatto credere alla dirigenza giallorossa, amante dell’irriverenza e della spregiudicatezza, che fosse giunto il momento in cui l’assurdo potesse diventare vincente. Già, perché Zeman, come dicono, non ha mai vinto nulla.
Come se portare in A il Foggia non fosse vincere. O vincere la C2 a Licata fosse un gioco da ragazzi.
Non è più il tempo e ora mi è chiaro che non avrebbe dovuto esserlo mai più: neanche l’estate scorsa quando le lacrime di Genova hanno fatto decidere al duo Baldini-Sabatini di puntare sul boemo per guidare la nuova Roma del post-Luis Enrique. Perché le minestre riscaldate non sono saporite: avrei dovuto saperlo prima; e loro con me, Zeman compreso.
Perché non ha più senso a Roma rinverdire passati di gloria e vittorie: è proprio in nome di vetusti trionfi e di una grandezza che ormai si perde nei secoli indietro che la città, di cui la squadra è uno specchio fedele, non progredisce. Che ci importa se ormai il traffico ci divora, se il degrado pervade gran parte delle strade,se i marciapiedi del centro storico sono pieni di sporcizie come spettacolo offerto agli occhi dei turisti: tanto noi abbiamo avuto l’impero! L’impero, Roma, il gladiatore: niente di nuovo, anzi la scusa nella quale ci culliamo e giustifichiamo la nostra carenza di crescita e di progresso.
Così Zeman: il passato che volevamo tornasse, il gioco bello che ci ha fatto spellare le mani che avremmo voluto vincente; film già visto, nuovo errore.
Mi rendo conto che il tempo è passato, i calciatori non sono gli stessi, i tifosi neanche. Né, tantomeno, il Presidente.
La legge che vige è quella del sentito dire e del turbillon di radio nelle quali ognuno conosce fatti privati di calciatori e li racconta con un “ti faccio sapere io come stanno le cose”, nelle quali lo sputtanamento in nome di qualcosa che si è sentito dire da un amico di un amico che conosce un amico diventa verità. E lo spogliatoio diventa ring o bordello a seconda di chi ascoltiamo.
Meglio l’utopia, un posto che non può esserci nella realtà, se la realtà è questa.
Una realtà in cui non c’è più posto per Zeman: lo dice uno zemaniano.


ERA ZEMAN ... in HD. Il 3° capitolo della satira romanista... Lo strano caso Zeman... L'arrivo, l'euforia, i sogni, le speranze e... l'esonero.

IL VIAGGIO...in HD Secondo episodio della serie...la squadra questa volta va in tourneè in America negli Stati Uniti...

LE ORIGINI... Il primo capitolo della venuta degli Americani alla Roma... Dalle dichiarazioni di Sawiris al tuffo di Pallotta... Parodia esilerante alla Blob.

Carlos Bianchi su Totti


L’ex allenatore della Roma Carlos Bianchi, oggi tecnico del Boca Juniors, è tornato sull’argomento che lo rese inviso alla tifoseria giallorossa per aver dato il suo placet alla vendita di Francesco Totti “Non è vero niente – dice Carlo Bianchi rispondendo ad alcune domande del giornalista italiano Flavio Tucci – Era Sensi che lo voleva vendere. Per me Francesco è un idolo. Totti a Roma puo’ fare anche il Papa…“. Poi ancora “Peccato che non abbiamo i soldi, perchè Osvaldo me lo prenderei subito al Boca”. Queste le anticipazioni sul profilo twitter del giornalista, di una lunga intervista sulla Roma e non solo che uscirà a breve.

giovedì 14 febbraio 2013

Cervone parla della situazione in casa Roma


Giovanni Cervone
giovedì 14 febbraio 2013
MERCATO ROMA: GIOVANNI CERVONE PARLA DEL MOMENTO GIALLOROSSO (esclusiva) - I tifosi della Roma sono stanchi di vedere la propria squadra perdere. I giallorossi sono astati sconfitti anche a Genova contro la Sampdoria per 3-1, una sconfitta che non è affato piaciuta ai tifosi soprattutto per il modo in cui è maturata. Alla ripresa degli allenamenti uno dei più contestati è stato Osvaldo, che ha sbagliato il rigore contro la Sampdoria soffiandolo al capitano Francesco Totti. L'attaccante italo-argentino non vive un buon momento, e ha cercato di ritrovare la via del gol anche per regalare una gioia ai tifosi. Intanto aumentano coloro che rivorrebbero Zeman in panchina. Il boemo è stato mandato via dalla società per gli scarsi risultati, ma anche per alcuni contrasti con determinati giocatori importanti della rosa, da Stekelenburg a De Rossi passando per Pjanic. I tifosi ora sperano che il nuovo allenatore, Aurelio Andreazzoli, possa riportare la squadra in alto anche se l'obiettivo di entrare nei primi tre posti può dirsi molto difficile, pur mancando ancora quattoridici giornate alla fine del campionato. In esclusiva a Ilsussidiario.net, Giovanni Cervone, ex portiere della Roma, ha parlato del terribile momento dei giallorossi.
Cosa devono fare i calciatori della Roma ad uscire dal momento di crisi? Devono solo lavorare e parlare meno, basta chiacchiere. Bisogna dare il massimo per la maglia perché i tifosi vogliono questo.
Crede che qualche giocatore non dia il massimo per la Roma? Se il momento è delicato si vede che qualcuno non sta facendo il proprio dovere.
Che idea si è fatta dell'esonero di Zeman? E' stato uno sbaglio, un segnale di debolezza da parte della società. Si sapeva perfettamente come era fatto Zeman, bisogna appoggiarlo in pieno altrimenti era meglio non sceglierlo.
Crede che abbiano pesato le incomprensioni con alcuni giocatori? Ma pensate davvero che il boemo mettesse in panchina Stekelenburg o De Rossi per pura antipatia? Non scherziamo. Lui mandava in campo i giocatori che gli servivano in quel momento.
Con Andreazzoli i due sono ritornati titolari ma la musica non è cambiata... Infatti, quindi il problema non era Zeman.
A proposito di Stekelenburg, non è che abbia dimostrato grande sicurezza a Genova... Eppure parliamo di un portiere di livello internazionale, che è arrivato secondo a un Mondiale giocando da titolare.
Che succede allora?Succede che l'ambiente Roma è pieno di pressioni, quindi bisogna dimostrare di avere personalità. Tutti devono sudare e conquistarsi la maglia, se si è arrivati a questo punto è colpa di tutti.
Qualcuno se la prende con la mancata figura di un presidente presente ogni giorno a Trigoria. Può essere un problema per i giocatori? I giocatori non hanno nessun problema di questo tipo perché l'ingaggio a fine mese lo prendono sempre. Il problema è semmai dei tifosi che non sanno chi contestare, visto che manca una figura sempre presente. Ma i giocatori non devono trovare alibi che non esistono.

(Claudio Ruggieri)

Il talento secondo Zeman



«Il talento conta tantissimo, è più facile, si è avvantaggiati, ma anche senza si riesce ad andare avanti. Chi tratta meglio il pallone si chiama artista, ma non è detto che 11 artisti battano 11 artigiani. Bisogna formare una miscela tra queste due categorie. E poi chi ha talento non deve accontentarsi, adagiarsi su quello che gli ha dato madre natura, ma lavorare ogni giorno per migliorarsi.»
[Zdenek Zeman, 26/10/2012]
«Il talento conta tantissimo, è più facile, si è avvantaggiati, ma anche senza si riesce ad andare avanti. Chi tratta meglio il pallone si chiama artista, ma non è detto che 11 artisti battano 11 artigiani. Bisogna formare una miscela tra queste due categorie. E poi chi ha talento non deve accontentarsi, adagiarsi su quello che gli ha dato madre natura, ma lavorare ogni giorno per migliorarsi.»
[Zdenek Zeman, 26/10/2012]

Grazie Zeman


parla Liguori


de rossi virus di roma;vattene!

De rossi contro Zeman


la verità viene sempre a galla!infame vattene!

Dichiarazioni Zeman


grande maestro,ti amo!
«C’è dispiacere per avere chiuso questo capitolo così, pensavo di dare qualche soddisfazione alla gente e non ci sono riuscito. Purtroppo non ci sono stati i risultati e quando non ci sono i risultati diventa tutto difficile.»
[Zdenek Zeman, 04/02/2013]
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Protesta per l'esonero di Zeman


come non essere pienamente d'accordo? emozionante!


Una protesta corretta ma necessaria contro una decisione assurda da parte della società A.S. ROMA di esonerare uno dei più grandi maestri di calcio di sempre...                                                                            






grande maestro,ti amo!
«C’è dispiacere per avere chiuso questo capitolo così, pensavo di dare qualche soddisfazione alla gente e non ci sono riuscito. Purtroppo non ci sono stati i risultati e quando non ci sono i risultati diventa tutto difficile.»
[Zdenek Zeman, 04/02/2013]
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concordo!
di Riccardo Noury                                                                                                                                          Boemo, ora non voltarti indietro con rimpianto. Accenditi una sigaretta e guarda avanti. Ci saranno altri ragazzi da educare, altri pubblici da divertire, altra bellezza da disegnare coi tuoi ostinati triangoli, altre emozioni da regalare.

Perché, come hai detto nei giorni scorsi, "per smettere di allenare mi dovranno ammazzare". A noi, ci dovranno ammazzare per smettere di volerti bene. Mi accendo una sigaretta e ti penso con riconoscenza

di Riccardo Noury

PENSIERI, UN PO' EMOZIONATI, SU ZEMAN


di Alessandro Carènzan :PENSIERI, UN PO' EMOZIONATI, SU ZEMAN (esulano dall'attualità, anzi guardano un po' al passato, per quanto recente, ma per chi volesse perderci qualche minuto...emozioni, sensazioni, sentimenti dall'attimo e dell'istante)

Quella di Zdenek Zeman sembra una favola, una favola moderna, targata ventunesimo secolo ed invece è la conferma di una verità storica, che non tramonta mai, che attraversa mari, monti e valli e alla fine vince. Anzi stravince! Perché se nella vita ci metti talento,se ci metti passione e competenza, se ci metti cuore e vigore, puoi pure prendere degli schiaffi ma poi la verità viene emerge sempre e restituisce ai giusti quel che gli spetta.
Così è stato per Zeman, uomo giusto, questo boemo dagli occhi di ghiaccio e dal cuore caldo come un tizzone ardente, che crede in quello che fa così tenacemente che non si ferma neanche se si trova davanti ad un muro alto come una montagna: cade una, cade due, cade tre volte e si rialza sempre e va sempre avanti sempre, più avanti e altrove e altrove e più lontano...finché non colpisce nel segno, perché lui, checché se ne dica, è un vincitore nato. Vince anche quando i numeri e le statistiche dicono tutto il contrario, vince perchè la sua idea di gioco, vince perchè non bara e non baratta, vince il suo lavoro e la sua passione, vince perchè la sua idea non è un'idea come un'altra ed è invincibile. La sua idea ha un nome e un'identità precisi: Zemanlandia! E non solo sul campo, ma anche nella vita, perché lui è convinto, e se non è il solo poco ci manca, che se hai giocato bene e hai divertito il pubblico, anche se la partita, 'quella' partita, l'hai persa, vincerai le altre. Vincerai, soprattutto, quelle della vita, quelle che contano di più, che contano davvero, perché restano, perchè non svaniscono mai, perchè rivelano quello che sei, la tua identità, la tua lealtà, la tua verità.
E Zeman, quasi al termine della sua lunga, tormentata carriera, la sua partita l'ha vinta, giungendo al suo traguardo più bello, conquistato con la sua squadra forse più bella, che ha praticato il suo gioco più bello: il Pescara, quel Pescara dei 'ragazzini', che nessuno, proprio nessuno, alla vigilia pronosticava tra i favoriti di un anonimo, per me, (che ho seguito solo perchè lui era fra i suoi protagonisti) campionato cadetto.
Lo intervistarono, alla fine dell'ultima partita di campionato, aveva una faccia segnata, anzi solcata dalle rughe: ed ogni ruga era, ed è, una vittoria e quell'ultima contro la Nocerina consacrava come vincitore, giusto sul filo di lana, il suo Pescara sul fortissimo e favorito Torino di Ventura.
Faccia solcata dalle rughe ho detto, ed ogni riga era una vittoria proprio come ogni cicatrice, canta Jovanotti, è un autografo di Dio. Ed io che ne ho una di oltre 100 punti sull'addome, in Dio non ci credo, ma nelle vittorie di Zeman sì, con tutto me stesso!
E' il destino dei 'diversi' e chi lo è più di Zeman: diverso per il suo modo di allenare, diverso per il suo modo di vivere la panchina, diverso per il suo modo di pensare e, soprattutto, diverso per il suo modo di parlare, di dire quello che pensa, nel bene e ancor di più nel male. Pur sapendo che questo potrebbe rovinargli la carriera e la vita, perché lottare da solo contro i giganti - Davide che sconfigge Golia non fa testo - la vita prima o poi te la rovina. E spesso senza possibilità di ritorno. Com'è stato fino a ieri, anzi, ieri l'altro, anche per lui, che dopo quella fatidica estate del '98, quando denunciò 'l'abuso di farmaci nel calcio', sollevando un vespaio senza fine (Guariniello e i suoi chirurgici processi, per lo più finiti in prescrizione, come accade spesso in Italia se i processi riguardano 'certi' personaggi, non solo del calcio e nel calcio!). Sollevando, soprattutto, l'ira funesta di quel tale Moggi, originariamente ferroviere da Monticiano, e di quella Juventus Signora di Torino, ovvero del re e della regina del calcio italiano d'allora.
Risultato? Zeman sbattuto via dal calcio vero come un fallito, Zeman che va ad allenare dove può, perfino in C, perché lui non ne può farne a meno, perchè il prato verde è la sua vita, Zeman a spasso, che non sa come passare le domeniche, Zeman che soffre in silenzio e parla solo al processo di 'Calciopoli' con quella sua voce spezzata, quelle sue pause, quel suo ghigno beffardo: gli avvocati di Moggi e Giraudo lo tempestano di domande ma lui non batte ciglio, risponde freddo e glaciale ma ogni parola che dice è una freccia al curaro, un fendente affilato che fa male e taglia netto. E così cresce a dismisura l'odio dell'ex d.g juventino per questo 'uomo venuto dall'Est', che ha le sue idee fisse, i suoi principi, e si batte per essi e non deflette mai, impavido e orgoglioso. Lui lo sa, lo sa bene che attaccare i cosiddetti metodi della Juve e del suo mentore è rischioso ma va avanti e non si ferma, perché se il calcio, che è la vita sua, il suo amore e i suo destino, è in pericolo e lui può fare qualcosa per salvarlo, lui non esita un istante e si butta a capofitto nell'impresa e nella lotta. Mi ricorda il 'buon combattimento' di cui parla San Paolo Apostolo (riesce persino a farmi riferire al Vangelo, ateo radicale come sono!), ossia il dovere di dar senso all'esistenza raccogliendo la sfida del vento e restando sul ponte della nave anche quando infuria il tifone, rifiutando con consapevolezza e lealtà la facile strada della diserzione, della resa e della fuga. Una storia, un'avventura umana e professionale, che sembra molto simile a quella del più grande sognatore della storia della letteratura, quel Don Chisciotte che per salvare il mondo, lancia in resta, si scaglia contro i mulini a vento, finendo regolarmente a gambe levate, ma sempre pronto a rialzarsi e a provarci ancora e di nuovo, ancora una volta...sempre!
Zeman, poi, dall'inferno al paradiso e ci sono voluti quasi dieci anni: dall'Avellino nel 2003, quando fece esordire un giovincello dalle gambe storte e dalla corsa da gazzella: Nocerino, al Foggia di Casillo nel 2010, una sorta di revival, che nel calcio come nella vita non funziona mai e che, nel suo caso, rappresentò invece l'eccezione che conferma la regola: non arrivò per un solo punto ai play off ma tirò fuori dal nulla dei ragazzini, destinati a diventare presto dei veri campioni: Laribi, Konè, Sau e Insigne.
Ma lo Zeman vero, quello che affonda gli artigli e lo fa col suo inconfondibile stile, quella gelida espressione e parole spezzate dalle pause, lo ritrova alla penultima del campionato, la partita dell'anno, la partita del suo riscatto e della rivalsa del calcio e e di chi ci crede: quella contro il Torino, all'Adriatico di Pescara. Una giornata di calcio dal sapore epico in un campo di provincia. Una storia da Zeman!
Compie l'ennesimo capolavoro: stravince 3-1 con un gioco scintillante, sfavillante, spumeggiante, un gioco che non lascia scampo al fortissimo Toro di Ventura. Il quale, alla fine, invece di riconoscere per intero i meriti dell'avversario, come gli sarebbe convenuto per rendere meno bruciante l'umiliazione patita sul campo, dice: 'perdere a Pescara ci sta, perché è una buona squadra, ma mi dà fastidio non averla neanche giocata, questa partita'. VERGOGNA! Ma del resto, lo stile, la classe, l'eleganza non si comprano in una boutique di Armani. Nella sua spocchia di allenatore 'arrivato', nella sua boria per la quale non trovo l'aggettivo giusto, invece di sminuire il successo di Zeman, lo esalta, perché se il Toro non è esistito, di chi può essere il merito se non di Zeman e del suo Pescara? Ma, si sa, saper perdere è di quelli bravi, di quelli veramente bravi: e non solo sulla carta e nei curriculum aggiustati e variamente interpretati.
Ed infine, classica ciliegina sulla torta, che regala il primo posto al Pescara, la vittoria finale contro la Nocerina, allenata da un altro mister che non lo 'ama' affatto: Gaetano Auteri. Una vittoria diversa dalle sue solite, perché stentata e forse immeritata e Zeman, che è un cavaliere antico, lo riconosce: 'me l'aspettavo, dopo i tanti, troppi festeggiamenti per la promozione, ma posso mai rimproverarli, questi miei magnifici ragazzi?'.
E noi? Non hai vinto scudetti, coppe e trofei importanti, ma possiamo mai rimproverarti caro amico, caro compagno di sogni e di passioni, caro vecchio amato Zeman?
Abbiamo vinto invece, perchè ci hai reso degli zemaniani, ci hai fatto innamorare di un'idea, di calcio e di vita, che non è un'idea come un'altra...proprio non lo è!
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Caro Zeman


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Canzone per Zeman


non ho le parole,solo lacrime e cuore sanguinante! ti seguirò ovunque MISTER ZEMAN!
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parla Sebastiani,presidente del Pescara calcio


«Ho un grande rapporto con Zeman, ci vediamo spesso: non era un incontro dovuto al suo esonero. Per chi ha fatto bene e si è comportato correttamente con questa società, le porte sono sempre aperte: per lui come per Di Francesco. Dopo l'esonero dalla Roma, l'ho trovato un pò incazzato, perché credeva molto al progetto tecnico e, probabilmente, ci sono stati motivi diversi per cui non è riuscito a portarlo avanti.»
[Daniele Sebastiani (Presidente Delfino Pescara 1936), 11/02/2013]
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